17 novembre 2009
Un tempo si poteva fotografare. Non c'era la privacy, non c'era la fobia del terrorismo, non c'erano i diritti d'immagine. Ora andare in giro con una macchina fotografica sembra essere riprovevole almeno quanto fumare. Nel mio "periodo delle biciclette" (link), in piazza del Duomo a Milano ho osato fotografare dei vigili. uno scatto veloce, quasi di nascosto. forte della convinzione che si potessero fotografare le forze dell'ordine, paragonandole quasi ai personaggi pubblici. mi mi sbagliavo, e due di loro mi hanno inseguito, fermato e hanno voluto veder le foto facendomi molte domande. Per fortuna che non avevo ripreso i loro volti e che nemmeno loro sapevano che un Regio Decreto dell'11 luglio 1941, suggerito a Vittorio Emanuele III da Mussolini - e ancora in vigore, vieta di fotografare gli "obiettivi mititari e strategici". Nel decreto vengono elencati numerosi target, tra cui gli aeroporti (anche civili), i porti, le forze dell'ordine e i loro veicoli, le stazioni ferroviarie e anche le autostrade. Tuttavia, le Ferrovie nel 1990 hanno permesso le riprese foto e video nelle aree pubbliche, con una circolare interna. Che valore ha la circolare interna delle Ferrovie, rispetto al decreto del 1941? Non è chiaro. Tant'è che Raffaele Cattaneo - assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Lombardia - ha rischiato l'arresto da parte della Polfer dopo esser salito sul locale Bergamo-Milano con un fotografo e un giornalista per documentare le condizioni dei treni dei pendolari. La beffa l'hanno avutai poveri pendolari, che per questo hanno subito un ritardo di 34 minuti. Negli aeroporti (e zone limitrofe) l'intervento dei militari armati è pressochè immediato. E questo potrebbe aver senso, visto il rischio di attacchi terroristici. E per quanto riguarda l'arte? musei, monumenti, chiese? le cose stanno cambiando anche qui. In qualche museo compaiono immediatamente i guardiani avvisando che "non si può", che è vietato. Ho sempre avuto il sospetto che fosse dovuto al fatto che le amministrazioni preferissero vendere le loro illustrazioni, in bella mostra vicino all'uscita. Ma invece anche in questo caso la fotografia è regolamentata dalla legge: nel 2000 il ministro per i beni culturali Giovanna Melandri ha emesso una circolare che interpretava in maniera restrittiva la legge n°4 del gennaio 1993. In poche parole "fare foto in casa dello Stato è severamente vietato". Anche se c'è il modo di farlo: pagando. Ma non è finita qui: la stessa Melandri, aveva firmato poco tempo prima il Decreto Legge 490/99 art.11 che prevede la gratuità di ripresa per i dilettanti. E qui entriamo nel "soggettivo". che contraddistingue parte del sistema legislativo italiano. Chi è dilettante? come lo si distingue? Dalla macchina fotografica? o forse dalle foto che fa? All'uscita dalla "casa dello stato" si dovranno mostrare le foto fatte ad una commissione? Le regole non sono molto chiare.
Anche quando vogliamo fotografare le persone.
In un'intervista a FotoCult Il Garante della Privacy Mauro Paissan specifica subito che la legge sulla privacy non si applica alle foto raccolte per 'fini esclusivamente personali' - purché l'immagine sia raccolta lecitamente - ma alle foto destinate alla diffusione su riviste o comunicate al grande pubblico. Come tramite internet? si.
Quindi le foto pubblicate su internet devo sottostare alle regole sulla privacy anche se fatte da un dilettante e per fini personali.
Paissan suggerisce inoltre: "Prima regola, il buon senso". Mio o suo? Come si può regolamentare il "buonsenso"?
Con qualche piccola indicazione: innanzitutto, le foto non devono essere offensive nè intaccare la dignità delle persone. Inoltre le persone non devono essere riconoscibili (quindi niente primi piani), poi evitare persone che si baciano (potrebbero essere amanti), evitare minori e malati.
E ricorda inoltre che il consenso non deve essere necessariamente scritto. è sufficiente che quando si fa una fotografia non si nasconda la macchina fotografica, in modo da permettere all'interessato di protestare.
beh.. tutto chiaro, no? ai fotografi rimangono i paesaggi e la natura morta.


ndr: ispirato da e per diffusione dell'articolo di Rodolfo Radi "Vietato fotografare" sul numero 59 di FotoCult



4 novembre 2009
Era tanto che non tornavo a La Basia.
La prima volta che ci sono stato risale a più di dieci anni fa. La mia prima vendemmia. Ricordo ancora lucidamente i nervetti mangiati come merenda alle 10 di mattina, accompagnati da del buon vino rosso. E' sempre stato un posto che mi da pace. L'anno scorso sono andato con mio figlio (allora aveva due anni). Un viaggio divertente con la panda dello zio Ale. Io avevo il navigatore (non ho mai imparato la strada per andare a La Basia,
perchè tanto è facile, e tanto c'è Emilio che ti da le indicazioni). Non avevo però considerato che sulla panda dello zio Ale, oltre a mancare l'autoradio, manca anche la presa accendisigari. Quindi io e Filippo ci siamo arrangiati, sia per la musica, sia per la strada. Tempo fa La Basia era solo cantina, che produceva dell'ottimo vino. L'anno scorso, Emilio ci ha mostrato i cambiamenti e i progressi: un sacco di animali "della fattoria", un maneggio con dei bellissimi cavalli e dei paddock di tutto rispetto, la ristrutturazione della casa, per poter
accogliere gli ospiti.Poi - raccolti i quattro amici e il figlio - siamo andati a vedere i cavalli, e Emilio ci ha portato da Tornado, successivamente chiamato "cavallo a dondolo". infatti siamo saliti a pelo, uno per volta. qualcuno è riuscito persino a fargli fare qualche passo. Ma per il resto è rimasto immobile e un pò svogliato.Insomma, l'anno scorso ero davvero entusiasta! E mi ero ripromesso (e l'avevo promesso a mio figlio) che una volta pronti gli appartamenti, ci saremmo tornati per trascorrere
un weekend. Cosi è stato. Ed è stato un ottimo weekend! Qualche foto

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